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03 11 11 -  Alluvione a Bangkok 2011

Carissimo/a
Eccoti alcune notizie sulla situazione dell’alluvione a Bangkok e dintorni

Un po’ come ai tempi di Noe’ l’alluvione che e’ in corso nella zona attorno alla capitale qui in Thailandia era stata annunciata ed ora e’ arrivata, e i proverbiali 40 giorni in cui le acque ricoprirono la terra non sono poi cosi’ inverosimili rispetto alla durata di questa alluvione.

Io mi trovo nella provincia di Nonthaburi, alla periferia nord di Bangkok. La mia zona, nel comune di Pakkret, e’ come un’isola di asciutto in un enorme mare grazie agli argini che la circondano. Sono all’estremo nord di queste difese che a una distanza dalla missione che varia da uno a due chilometri a Nord, Est e Ovest formano la punta avanzata di un bastione di circa 2 metri di altezza e di alcune decine di chilometri di lunghezza. Tutto intorno un enorme lago che fa pressione mentre cerca lo sfogo verso il mare, ma che fin’ora e’ tenuto a bada dalla tenacia della gente che sorveglia e rinforza questi argini piu’ o meno improvvisati . Un vero miracolo se si pensa che tutto il resto e’ sott’acqua. Nella notte i segnali di pericolo per chiamare a raccolta la gente per aiutare a riparare le falle sono i fuochi d’artificio, e di giorno i telefonini aiutano a comunicare efficacemente e hanno risolto gia’ diversi momenti di crisi a causa delle rotture dell’argine.

A ottobre tutti gli anni le pianure al centro della Thailandia sono interessate da questo fenomeno alluvionale: il fiume Chao Phraya raccoglie a Nakhon Sawan le acque dei suoi tributari, gonfiati da tre quattro mesi di piogge della stagione delle piogge, e da li’ scorrono lentamente verso il mare in un tragitto di circa 250 Km in direzione sud.

Tempo di percorrenza circa un mese perche’ il dislivello e’ minimo, le acque scendendo tracimano e allagano le campagne e i villaggi in cui scorrono per periodi piu’ o meno lunghi.

Sempre a ottobre si assiste alla stagionale intensificazione del fenomeno delle maree che porta i picchi dell’alta marea a circa 2,5 metri di altezza sul livello del mare. Se si pensa che la pianura di Bangkok e’ a una media di un metro sul livello del mare, ecco subito la spiegazione del perche’ questa zona e’ soggetta a allagamenti in questo periodo dell’anno: le acque dal nord non potendo defluire al mare si espandono nel retroterra in attesa che il mare si abbassi.

Per questo la zona di Bangkok fu resa abitabile solo grazie allo scavo di numerosi canali di bonifica che le meritarono l’appellativo di Venezia dell’est. Gli antichi Thailandesi costruivano case su palafitte onde poter far fronte a questi fenomeni senza troppi disagi.

Da circa trent’anni i mezzi moderni han reso possibile uno stile di vita piu’ simile a quello di tante citta’ del mondo. Non piu’ alluvioni periodiche grazie a potenti pompe e argini di cemento che imbrigliano il fiume e i canali, non piu’ palafitte di bambu’o legno, ma riempimenti di terreno e palazzine di cemento che pero’ non favoriscono il decorso delle acque in caso di piena. Non piu’ canali ma strade veloci e trafficate che pero’ sono diventate delle autentiche dighe che fanno stagnare l’acqua che si raccoglie in una determinata zona per periodi molto piu’ lunghi .

Anche per la Thailandia poi, il 2011 si e’ mostrato in linea con i fenomeni di cambiamento climatico avvertiti a livello mondiale e ha portato piogge il 20 per cento piu’ abbondanti del solito che abbinato a una gestione delle acque poco avveduta ha costretto a scaricare acqua dalle dighe proprio nel momento di massima precipitazione in coda alla stagione delle piogge. Tutto questo ha creato questa situazione da record in negativo: la piu’ grave alluvione degli ultimi cinquant’anni.

Si assiste ora a situazioni di enorme disagio e sofferenza, oltre che di incalcolabile danno economico. Alcune strade sembrano zone di guerra: fango e gente accampata alla meglio sui punti piu alti, automezzi militari per il trasporto dei civili e trincee con sacchi di sabbia per arginare l’acqua. Code interminabili ai posti di vendita o distribuzione cibi e negozietti improvvisati, elicotteri che sorvolano le strade diventate vie d’acqua e cammion che sorpassano barchette improvvisate.

Molte zone residenziali sono diventate silenziose e deserte perche’ la maggior parte degli abitanti e’ sfollata. I centri per sfollati sono stracolmi di gente, ansia e attesa letta sulle facce di molti.

E questo durera’ per almeno altre due settimane se tutto va bene, cioe’ se la massa d’acqua si scarichera’ in fretta, prima delle alte maree di Novembre.

In tutto questo pero’ emerge anche molto positivo come una grande pazienza e spirito di sopportazione, disponibilita’ per aiutare chi e’ nel bisogno con diverse forme di volontariato organizzato e spontaneo, la condivisione di cio’ che uno ha. Questo e’ come un balsamo sulle ferite apertesi negli ultimi anni a causa di divisioni sociali e politiche, e tutta la societa’ sembra saper fare fronte unito alla situazione di questa emergenza.

Come l’alluvione ha coinvolto tutti senza distinzione cosi’ tutti senza distinzioni sembrano disponibili ad aiutarsi. Un gruppetto di sfollati e’ ospitato anche qui nella missione, anche loro sono coinvolti a dare una mano come possono sia nel confortare altri nei centri sfollati del governo, come nel cucinare per chi lavora agli argini o per chi viene dalle zone allagate per cercare del cibo. Insieme alle suore qualcuno va ogni giorno a distribuire acqua fresca a chi esce dalla zona alluvionata e ai vari volontari. Sono piccoli segni di speranza anche se una piccola goccia nel mare dell’alluvione.

Cosi’ mentre la fine di questa alluvione e’ ancora lontana, e il dopo alluvione si prospetta non facile per i molti che han perso lavoro e beni, gia’ si vede germogliare l’ulivo della speranza di una societa’ che sara’ migliore anche grazie a questo disastro.

Ti chiedo un ricordo nella preghiera.

P Raffaele Manenti







Storie di vita di amici Thailandesi - Natale 2011 -  di padre Adriano Pelosin
Carissimi amici,
per questo Santo Natale che si sta avvicinando voglio farvi partecipi dell’ultima interessante esperienza che ho fatto assieme a 20 seminaristi, perché si tratta del Salvatore che viene. Questo lavoro di formazione mi è stato richiesto dalla conferenza episcopale thailandese già tre anni fa quando mi hanno chiesto di fare da moderator dell’Istituto Missionario Thailandese. C’è un corso anche per preti e suore che dura un anno (una settimana al mese) e un corso di cinque week-end per laici.
Dal 15 Novembre al 3 Dicembre 2010 abbiamo organizzato un corso di orientamento missionario per 20 seminaristi Thailandesi che avevano appena completato la laurea in in filosofia . Avevano tutti 24, 25 anni. Voglio condividere con voi alcuni contenuti del corso e ciò che è avvenuto tra noi nelle tre settimane che abbiamo vissuto assieme.
Meditazione
1. Siamo partiti dall’esperienza dei due discepoli che tornavano a Emmaus delusi dalla morte di Gesù. Abbiamo parlato delle nostre delusioni : “I mie genitori sono morti quando io ero ancora piccolo”.“I miei genitori si sono separati”. “I superiori non mi capiscono”.”I politici sono tutti corrotti”. “I sacerdoti non sono di buon esempio”. “Io non ho le capacità che vorrei”. “Dio non mi aiuta quando e come vorrei”. “Io sono sempre un po’ ammalato”. “Io non riesco a vincere tante mie debolezze”.
2. Poi ci siamo messi di fronte a Gesù sofferente e crocifisso. “Gesù ha sofferto il tradimento e l’abbandono dei suoi amici, accuse infondate, insulti, flagellazione, sputi, derisioni, una condanna ingiusta, la corona di spine, la croce, i chiodi e la sensazione di essere abbandonato anche da Dio Padre”. 
3. Il terzo passo è stato quello di capire il senso della sofferenza. “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”( Lc 24,25) “Gesù sa di avere una missione che deve portare al suo compimento costi quel che costi. Gesù accoglie il dolore dell’uomo che lo colpisce perché quest’uomo sia liberato dal suo dolore. Gesù fa sua la violenza e la cattiveria degli uomini che si scagliano contro di lui per liberarli dalla loro violenza e cattiveria. Gesù capisce i suoi torturatori, conosce le motivazioni del loro male interiore, ha compassione di loro e chiede a Dio Padre di perdonarli. Gesù si assume tutta la responsabilità del loro male”.
4. Al quarto passo tutti hanno scritto il loro salmo sull’esempio del “salmo 22”: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?...” ”Io sono disperato a causa dei molti mali che mi stanno sommergendo”. “Non ho nessuno a cui rivolgermi e nemmeno tu, o Dio mi vieni in aiuto”. “Tutti mi deridono , tutti mi scherniscono , non so più dove nascondermi”. “I miei peccati e miei problemi sono troppo grandi per sperare misericordia e soluzione”. “Ma tu o Dio sei un Dio fedele, non disprezzi il grido del misero che viene a te con fiducia”. “Annunzierò la tua bontà e la tua grandezza a tutti quelli che incontrerò ”.
5. Dal problema della delusione, del fallimento e della sofferenza siamo passati al tema della paura. “Io ho paura della morte soprattutto della morte improvvisa”. “Io ho paura della solitudine, di essere abbandonato, di rimanere senza amici, senza qualcuno che mi voglia bene”. “Io ho paura di perdere la persona che amo tanto”.“Io ho paura di perdere i miei genitori”. “Io ho paura di essere rigettato dagli amici”. “Io ho paura di non farcela a diventare prete“. “Io ho paura che, una volta ordinato prete, non sia in grado di compiere bene il mio ministero ed essere di scandalo alla gente”.”Io ho paura degli spiriti”. “Io ho paura del giudizio degli altri”. “Io ho paura del giudizio di Dio”. “Io ho paura di andare in purgatorio o in inferno”.
6. Come superare la paura? “Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui riassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”. (1Giov 19-20). “ Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui così siamo anche noi. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto caccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell’amore” (1Giov. 4,17-18) “La legge poi sopraggiunge a dare piena coscienza della caduta, ma laddove è abbandonato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20) “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Giov 16,32)
7. Poi c’è stata una riflessione sul pregiudizio. “Io penso che gli uomini sono migliori delle donne”. “ Io penso che i Thailandesi sono migliori dei Laoziani”. “Io penso che i Birmani e Cambogiani sono i nostri nemici”. ‘Io penso che i Cattolici sono migliori dei Buddhisti”. “Noi tutti abbiamo pregiudizi verso gli handiccapati mentali e fisici, i diversi da noi, quelli che vivono nelle baraccopoli, i ladri, i terrroristi, i mussulmani , quelli che sono in prigione, le prostitute”.
8. Come superare il pregiudizio? “ Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò maschio e femmina li creò” (Gen 1,27) “Egli è la nostra pace: colui che ha fatto dei due un popolo solo abbattendo il muro di separazione che era framezzo, cioè l’inimicizia, annullando per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti ,per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo pace, per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in sé l’inimicizia”. (Ef 2,14-16)
9. Chi siamo noi e chi è l’uomo che incontriamo? È l’uomo che nasconde la sua vergogna e la sua nudità. Non riesce a rispondere a Dio che lo interroga. Ha paura, non ammette né il suo attentato all’autorità di Dio né la sua responsabilità per lo stato di isolamento in cui si è messo; ( Gen 3) continua a creare danni a se stesso e al suo fratello e alla natura.(Gen 4) Finchè la natura si ribella (Gen 6-7). Dopodichè l’uomo continua nella sua ricerca della propria grandezza e crea una società divisa. (Ge.11)
10. L’uomo di ogni tempo più si allontana da Dio e dai suoi fratelli, più soffre e più forte sente il richiamo della Casa del Padre (Lc 15). Il Padre manda il suo unico figlio perché entri nel tempo e nella storia dell’uomo e delle società divise. Egli esprime l’aspirazione di ogni uomo di far la volontà del Padre , di essere unito al Padre; anche se questo costa la morte corporale. La sua morte diventa la morte dell’uomo vecchio, ribelle. La sua resurrezione diventa la vita nuova del nuovo uomo ricreato dall’obbedienza del Figlio.
Pratica
Per dieci giorni abbiamo studiato la “Redemptoris Missio” al mattino e al pomeriggio siamo andati a incontrare persone che si trovano in profondo disagio . Tutte le persone sono di religione Buddhista.
1. Casa “Metta” per ragazzi sotto i diciotto anni detenuti per reati prima del giudizio (350 ragazzi) 
2. Casa “Mudita”per ragazzi sotto i diciotto anni già condannati (200 ragazzi)
Riflessioni: “I ragazzi hanno cooperato bene con noi, si sono rilassati, hanno giocato, cantato e danzato e nei gruppi di condivisione si sono aperti con noi.”
3. Casa “Rachawadi” per ragazzi disabili mentali e fisici
Riflessioni: “Ci siano divertiti molto, ci siamo fatti disabili con i disabili, è stato facile”. “Come è brutto per i disabili fisici che devono vivere con i disabile mentali…essi capiscono tutto, ma possono far poco”.
4. Casa “Tanyaporn” per ragazze sotto i diociotto anni, abusate (65 ragazze)
Riflessioni: “Le ragazze non hanno cooperato, si faceva fatica a coinvolgerle nelle nostre attività. Hanno detto che tutti gli uomini sono cattivi”
5. Ospedale di PakKret
Riflessioni: “gli ammalati ci hanno accolto bene anche se non ci conoscevano. Io, dopo le prime domande e risposte non sapevo più che cosa dire. Uno mi ha detto di tornare a visitarlo. Una infermiera mi ha portato a visitare i bambini che vengono dall’orfanatrofio dello stato… che pena!”.
6. Baraccopoli di Tuek Deng, Kok Chek, Wat chong Lom
Riflessioni: “Io non pensavo che a Bangkok ci fossero delle zone così povere con così tanta gente. Io non sarei mai andato in una baraccopoli da solo. Mi sono accorto che la gente delle baraccopoli è come noi. Abbiamo visitato alcune donne con l’AIDS, non abbiamo avuto paura . Abbiamo ascoltato tante storie di dolore, come può uno avere sofferto tanto e ancora sorridere e sopravvivere? “Quanta sporcizia” .“Che case piccole e quasi cadenti”.
7. Casa dell’”Emergenza” per ragazze abusate, ragazze prostitute, ragazze madri, donne partorienti, donne ammalate di AIDS, con figli sotto i sei anni.
Riflessioni: “Dopo l’esperienza nella casa Tanyaporn (per ragazze abusate) siamo stati molto più attenti alla situazione di quelle donne; ci siamo avvicinati a loro con tanto rispetto e consapevolezza. Le donne sono state buone e brave con noi; è stata una esperienza serena e abbiamo un pò compreso e condiviso il loro dolore”.
8. Casa “Rai Thi Pung” :ricovero per uomini senza tetto e senza parenti (600 residenti) .
Riflessioni: “È stato difficile interagire con quegli uomini”. “Erano tutti sotto sedazione di medicine anti depression”. “Puzzavano tanto, non riuscivo a trattenere il vomito”. “Uno mi ha baciato tante volte, poi mi son accorto che era pieno di piaghe”. “Solo pochi potevano interragire con noi”. “Forse ci siamo presi qualche malattia della pelle. “ “Nel mio gruppo uno mi ha detto che non può più tornare a casa perché sua sorella non lo vuole”
9. Casa “Ubeka” prigione ad alta sicurezza per giovani condannati a parecchi anni di detenzione (200 giovani).
Riflessioni: “ Ci avevano detto che i giovani di questa prigione sono violenti e potrebbero prenderci come ostaggi. Io avevo paura mentre entravo. Io ho avuto paura quando ci siamo divisi in gruppo e ho dovuto condurre la condivisione con dieci di loro: erano tutti pieni di di tatuaggi… con poteri magici. Hanno commentato il nostro teatro (una storia simile a quella del figliol prodigo adattata ai Buddhisti). I ragazzi mi hanno chiesto di noi, vorrebbero essere parte del nostro gruppo. Mi hanno chiesto di Gesù e della religione cristiana. Ho potuto parlare liberamente di Gesù ed erano molto interessati. Questi ragazzi si sono aperti con noi ci hanno raccontato le loro storie e i loro crimini. Quei ragazzi sono molto liberi“.
Testimonianze
Per alcune sere durante il corso ho invitato delle persone che da Buddhisti sono diventati cattolici, alcuni sono membri della nostra parrocchia “Nostra Signora della Misericordia”. Riassumo brevemente due degli interventi più significativi.
La Signora Kanchanatat, industriale
La signora Kanchanat aveva appena finito il corso di tiro con la pistola. Da tempo pensava di uccidere il marito infedele e la sua amante. Quel gorno era ferma al semaforo rosso , la pistola carica nella borsetta, impaziente : il semaforo non diventa verde; una voce le dice: “Devi conoscere Dio… devi diventare cattolica”. Al semaforo verde, come guidata da una mano invisibile, gira a destra e poi ancora a destra ed entra nella chiesa “Nostra Signora della Misericordia”. Era domenica e la chiesa era gremita di cristiani, la messa era finita e la gente cantava: “In mezzo ai flutti impetuosi del mare in burrasca affidati a Dio….” La signora Kanchanat si inginocchia e piange a singhiozzi. Il sacerdote uscendo dalla sacrestia la vede, si avvicina e le chiede chi è e che problema ha. La signora racconta la sua storia di delusione e di odio . Il Padre la invita a venire alla catechesi. Solo dopo due anni la signora si sente capace di perdonare il marito e chiede il battesimo. Ora sta allevando la figlia che il marito ha avuto dall’amante e va a confortare i prigionieri condannati per omicidio….è tutta dedicata a testimoniare la grandezza di Dio.
La Signora Sirintohonrn ( direttrice di Banca, industriale)
La signora Sirinthorn, ha scritto un libro:”Le montagne possono essere spostate”. È la storia della sua vita. A 30 anni era già a capo di una banca di successo. Poi improvvisamente un suo collega di fiducia le fa uno sgambetto , fa sparire sette milioni di Euro dalla banca e lei deve essere responsible. Non le resta ache fuggire in USA. Ha tre bambini piccoli, il marito l’ha abbandonata e deve vivere di stenti ,di paura e di conflitti. Da piccola era stata alla scuola delle suore Ursoline e aveva imparato ad amare Maria la Madre di Gesù, aveva conosciuto il nome di Dio. In una notte di disperazione, piena di rancore e vendetta, invoca Dio, invoca la Madonna. Una voce interiore le suggerisce con forza: ”Perdona e tutto andrà apposto”. “ Ho ricevuto il dono del perdono e mi sono risollevata”, dice nelle sue testimonianze a buddhisti e cristiani. Dopo quindici anni di esilio ritorna in Thailandia, riesce a scoprire tutte le carte che documentano la sua innocenza. I suoi parenti e amici le chiedono di far condannare il suo traditore. Ma ella già, battezzata cattolica, risponde sempre allo stesso modo :”Come potrei testimoniare la grandezza di Dio che mi dato il dono della vita se non continuassi a perdonare ?” Adesso la signora Sirinthorn è padrona di due fabbriche con trecento dipendenti che segue con amore e giustizia e si sta preparando all’ultimo esame per diventare giudice per combattere i crimini contro i lavoratori.
Io poi ho raccontato la storia di Monsignor Banchong (Amministratore Apostolico di Luang Prabang, Laos) che ho visitato nella sua sede nel giugno scorso.
Monsignor Banchong è l’unico prete della sua diocesi che comprende tutto il nord del Laos. È della tribù Hmong. È stato messo in prigione tre volte, per complessivamente nove anni, perché andava a visitare i cristiani. Il Laos è di regime comunista dal 1975 e fino ad ora le libertà sono ancora molto limitate.”L’ultima volta che sono stato in prigione, racconta monsignor Banchong, per qual motivo, non lo so, sono stato confinato in solitudine in una camera scavata sotto terra. Poca luce entrava da una piccola fessura, un topolino veniva a farmi compagnia. All’inizio aveva paura e poi a poco poco siamo diventati amici…giocava con me… mangiava il poco riso con me. Mi domandavo: ‘Perchè sono qui? Che cosa vuole Dio da me? ‘Non avevo risposta…Non avevo nulla, non potevo dire la messa e neanche il breviario, però avevo me stesso; mi erano rimasti la mente e il cuore. Nel buio più intenso e nella solitudine più assoluta; e, non proprio assoluta, perché c’era sempre il mio amico topolino, quasi alla fine dei quaranta giorni…..avevo segnato con un sasso su un legno una lineetta ogni giorno che passava.. e quando sono uscito dalla camera della solitudine ho contato le lineette ed erano quaranta… Dicevo che in quel buio e in quella solitudine…ho ricevuto il dono di una profonda pace che non saprei spiegare a nessuno, ho sentito tanta compassione e amore verso tutti, specialmente verso i mie compagni di prigionia e i soldati che mi tenevano prigioniero; da allora sono diventato loro amico e anche loro mi confidavano le loro pene. Ho capito che siamo tutti prigionieri: sia i custodi, sia i detenuti…solo l’Amore ci può rendere liberi anche se siamo in prigione”. 
Dal 3 dicembre al 14 Febbraio i seminaristi fanno una esperienza missionaria nei villaggi delle tribù dei monti al nord della Thailandia.
Questa cartolina di natale è stata realizzata da uno dei nostri bambini abbandonati. Si chiama Sutat, ma tutti lo chiamano Tek. Maria e Giuseppe stanno per fuggire in Egitto. Nella notte buia ci sono le stelle e soprattutto la luce dello Spirit Santo. È tutta una idea di Tek .

Io e i missionari e le missionarie dell’ Istituto Missionario Thailandese facciamo gli auguri di tanta pace e libertà interiore create dall’Amore di Gesù che viene per noi a Natale e per tutto l‘anno nuovo 2011. 
P. Adriano Pelosin 

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Chiesa Nuova di Crespellano,  Li 4 ott. 10   

Domenica 3 ottobre ’10 si è svolta la 1° Festa d’Autunno a favore dei bambini poveri Tailandesi seguiti da p.Adriano Pelosin e i suoi missionari. 
La Festa è stata organizzata nel parco di Villa Neri e ha avuto un buon successo, sia di pubblico che di incasso.
Famiglia Amica vuole ringraziare tutti gli amici che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione e in modo particolare: 
Maurizio e Massimo Bruni con le relative famiglie; 
l’ Osteria dell’Amicizia; 
le signore del Marocco che hanno organizzato, con bravura, la cena Araba; 
Gli artisti Angelo Rambaldi, Laura Zizzi, Gaetano Bucelli, Danilo Recevic, katia Volpe , Jose Maria Malgrati e Marco Fornaciari che oltre a esporre ha tenuto in piedi, da solo, un laboratorio di manipolazione della creta molto visitato dai bambini; 
Lisette Montel Cabrera che con il suo laboratorio “ Percussioni e suoni” ha tenuto tutti svegli…; 
Mohamed Azhari e i suoi amici che hanno lavorato sodo perché tutto fosse in ordine prima, durante e dopo; 
la Kik che ha vivacizzato la festa vendendo biglietti della lotteria anche ai sassi…;
La signora Cristina Costantini che pitturando i volti, ha mandato in estasi, i bimbi e i grandi; 
Alex e Fabrizio che ci hanno donato tante bottiglie di vino….Alleluia; 
I giornalisti: Manuela Goldoni e Gabriele Mignardi che ci hanno regalato due articoli sui loro giornali. 
In ultimo le due cavalle Lisa e Luna con il rispettivo gruppo (Chiara, Davide, Monica, Luisa) che hanno scorazzato avanti e indietro i bimbi.

Un grazie a tutti e a presto per organizzare un ‘altra festa

Giovanni Neri

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